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Grazie, grazie, grazie per averci invitato a condividere la nostra esperienza di vita
con Carollito. Immagino che tutti siamo parte di ció che ha seminato nella
nostra infanzia, nella nostra famiglia, nei nostri amici o nella nostra scuola.
Cosí almeno lo sento io nella mia vita, in cui le mie origini, famiglia e
infanzia hanno seminato parte di ció che sono e saró. Tra questo la mia
spiritualitá, valori e ricerca di vita.
Per questo considero di grande valore e sono grato di poter essere a Carré fra
i suoi cari, il luogo dove Carollo cominció a coltivare i suoi valori, sogni
e spiritualitá che successivamente segnarono il suo progetto di vita. Anche
se é vero che nella vita le strade che intraprendiamo, la gente con cui stiamo
e le esperienze di vita modellano la nostra persona, comunque resta sempre l'infanzia
come un passo intimo nel nostro essere.
Per me che ho conosciuto Carollito nella sua maturitá, condividendo sogni,
progetti, allegrie, tristezze e tanta speranza in un mondo migliore, é
una gioia speciale poter essere qui a celebrare la sua vita con voi. Per molti
anni avevamo programmato questo viaggio insieme, in cui lui avrebbe voluto mostrarci
il suo paese e la sua gente. Sembra quasi che Carollito abbia voluto che venissimo comunque alle sue origini per condividere cosí con noi qualcosa in piú della sua vita.
Per me Carollo é Amico, padre e maestro. Durante gli anni che abbiamo condiviso
abbiamo avuto la fortuna di scoprirci a vicenda trasparenti, disarmati, con il cuore
aperto e vulnerabile, come era lui. Un cuore aperto alla vita, come sempre la
cercava nelle sue relazioni e nella sua esperienza con gli altri, in particolare
con i piú poveri e vulnerabili.
Il suo cuore era sempre aperto come la sua casa, senza chiedere nè esigere,
senza interesse, gratuito, sincero e sognatore. Come quello di un bambino grande.
Carollo credeva nella vita e la dava in abbondanza. Il suo merito non era solo
che generava molta vita lá dove instancabilmente lavorava, ma anche che
faceva in modo che le persone con cui viveva generassero anche loro vita.
Carollito credeva profondamente nel Dio della vita, nel ``Papito Dios'' come lui
affettuosamente chiamava il Padre. Carollito aveva sempre fiducia nella vita come
un bambino si fida dei suoi genitori, pienamente, profondamente, in modo sincero e
senza paura. Viveva rischiando insieme ai poveri nella logica del Papito Dios, e
con valori contrari a quelli del mondo che aveva scoperto attraverso la vita e la
parola di Gesú.
Non credeva in formalismi nè gerarchie ma nelle persone. Non credeva in una
religione fatta di regole e riti, ma in una di incontro con l'altro e di
gratuitá. Non si adeguava alla logica del mondo in cui prima viene
l'interesse, il potere e il denaro.
Non cercava sicurezza nelle regole ma la sua fede profonda si basava nel Papito
Dios che incontrava ogni giorno nelle persone. E ció lo rendeva libero.
Nelle preghiere e riflessioni della mattina ci raccontava la sua esperienza di
Dio nelle conversazioni ed esperienze della giornata anteriore. La sua profonda
fede nella vita gli dava fiducia piena nella Provvidenza. Si sentiva parte
della vita, in unione con il resto degli uomini e donne con cui si rapportava
quotidianamente e per questo la sua dedizione era totale e il suo spirito
infaticabile.
Senza dubbio la sua spiritualitá era contemplativa, vedeva Dio nello sforzo
dei poveri, nel sorriso dei bambini, nella dedizione gratuita delle mamme, nella
solitudine e nei silenzi degli anziani, in generale in tutti gli uomini e donne
cosí vulnerabili da permettergli di vedere un raggio di Dio. Era peró una contemplazione che alimentava la sua azione e il suo impegno con i piú bisognosi per costruire una vita degna e giusta per tutti.
La sua profonditá nelle orazioni a volte ci dava le vertigini ma riusciva
sempre a farci innamorare del messaggio e della vita di Gesú per la forma
cosí chiara delle sue riflessioni. Capí che il modo per essere libero
era essere povero, rendersi vulnerabile, sentirsi dipendente cercando di annullare
l'orgoglio che avvolge e limita gli esseri umani.
Sentiva la sua dedizione per i poveri come imprescindibile per lavorare con e tra
loro. Senza gerarchie, lavorando insieme per la dignitá, la giustizia e la
vita.
A noi che lo accompagnammo nei vari momenti della sua vita ci ha insegnato che
bisogna lottare ogni giorno per non cadere nella logica del mondo, il conformismo,
l'interesse, il denaro, le regole, il potere, in definitiva, nel diventare borghesi. Ci insegnava che Dio ci aveva fatto uguali, che ci voleva bene allo stesso modo ma che dovevamo aprirci agli altri per generare vita in loro.
Credeva nella vita che nasce dalla morte, nella forza che c'é nella debolezza,
nella ricchezza che nasce dalla povertá, nella gratuitá piena e nella creativitá che genera l'amore. Non aveva paura delle difficoltá che la maggior parte di noi ha, aveva una fiducia totale nel Dio della vita.
Ricordo di una volta che parlando di un progetto propose degli obiettivi con dei
principi che ai tecnici e cooperanti ci sembrarono impossibili da realizzare.
Mi disse: ``so che é difficile, ma non impossibile, la creativitá del
nostro amore per chi ne ha bisogno e la vostra conoscenza ci daranno la soluzione
tecnica''. E fu cosí, si disegnó un progetto sostenibile con quei
principi estranei alla logica e tecnica del mondo, un progetto orientato ai piú
poveri che ancora oggi presta servizio a Quito attraverso la Fundaci\'on Tierra
Nueva.
Carollo ha cambiato molti di quanti abbiamo avuto la fortuna di stare con lui
facendoci andare ognuno per il nostro cammino. Se analizzo la mia vita di 13 anni
fa e di adesso vedo Carollo in parti molto importanti, condividendo con noi come
famiglia, allegrie, tristezze, speranze e sofferenze.
Ci siamo amati intensamente, ci mostrava un affetto e una vicinanza che ci rendevano
felici. Aveva devozione per Estibaliz e si sentiva come un nonno per i nostri figli.
D'altra parte, io l'ho sentito come un padre, molto vicino dal punto di vista umano
e un maestro dal punto di vista spirituale.
Tutti noi che abbiamo amato Carollo, ci sentiamo una grande famiglia a cui
appartengono religiosi e laici, lavoratori di Tierra Nueva e volontari, membri delle
comunitá parrocchiali del sud di Quito e persone dei quartieri. E' cosí
grande l'ereditá che ci ha lasciato che ce n'é per tutti coloro che
sono uniti dalla sua amicizia e amore.
Solo chiedo al Papito Dios che ci illumini affinchè il seme che Carollito
ha seminato nella nostra vita porti frutto perchè possiamo contribuire a
costruire un mondo piú giusto, degno, solidale e libero per tutti.
Grazie Papito Dios per averci regalato la vita di Carollito.
Grazie! Grazie! Grazie!
Carlos Cordero
11 Maggio 2008
Carré, Italia.
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