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Commemorazione del Quarto Anniversario della Morte del Padre Jose Carollo (03 Maggio 2009)

Discorso di José Castilla (Siviglia - Spagna)


Vi prego innanzitutto di scusarmi per il mio povero italiano e insieme ringrazio Carrè e quanti hanno voluto questo incontro. E in particolar modo grazie per Padre Giuseppe Carollo.

Sono trascorsi alcuni anni e in me c’è ancora un ricordo vivo dei momenti di vita condivisi con lui, da quando lo conobbi la prima volta a casa sua, fino a quell’ultima notte passata accanto a lui all’ospedale metropolitano.

Quando mi resi conto che la sua malattia si sarebbe ulteriormente aggravata e che gli rimaneva ormai poco tempo tra noi, pensai che personalmente gli dovevo molto per tutto ciò che avevo condiviso con lui e che il Minimo che potevo fare era recarmi nuovamente in Ecuador, dirglielo personalmente e magari chiedergli scusa per non aver accettato la sua proposta di impegnarmi per più tempo nella Fondazione Tierra Nueva.

Non voglio dilungarmi molto, ma riassumere in poche parole la mia esperienza di vita accanto a lui non è cosa semplice. Per questo mi farò aiutare dalle parole di un teologo che aveva incontrato nel Vangelo di Marco i riferimenti essenziali della chiesa di Gesù:Pane, Casa e Parola, termini trasparenti, comprensibili a tutti, con un significato semplice e allo stesso tempo profondo. La stessa semplicità e profondità della fede viva del Padre Carollo.

Dice il teologo che la chiesa è PANE di fraternità universale e comunitaria e che condividere il cibo benedicendo Dio e cercando il suo regno con Gesùcostituisce il principio su cui si fonda la chiesa. Ricordo a questo proposito il ritmo di lavoro tipico del Padre e di tutti quelli che lo circondavano, un ritmo serrato, ma nonostante ciò c’era sempre la disponibilità riservata a colui che arrivava o faceva una visita di cortesia. Era nel suo stile, e quindi nello stile della casa, offrire sempre un caffè con un pane o dei biscotti.

Il pranzo era un momento speciale, un incontro di vita dove non c’era spazio per il televisore e tra patate, un po’ di riso e un piatto di minestra si condivideva la vita: il lavoro, le novità, gli eventi, le preoccupazioni. Era difficile non ricevere visite all’ora di pranzo, naturalmente impreviste, o quasi mai annunciate, ma sempre vissute come momento di ulteriore arricchimento personale e della famiglia, mai come un intralcio.

La seconda parola del teologo è CASA. La chiesa è casa universale dove madri, padri, fratelli o sorelle si riuniscono intorno a Gesù creando comunione di affetto, legami di famiglia. Non è luogo di dottrine né tempio sacro per offrire sacrifici, bensì una famiglia dove tutti i fratelli si incontrano e condividono la vita nella libertà, quella che ci viene dall’essere figli.

Ripensando a queste parole, ricordo il mio primo incontro con Padre Carollo e la sua casa. Dovevo fare un’esperienza presso un’altra missione, ma a causa di un equivoco mi ritrovai solo, di notte, senza avere un posto dove passarla. Conoscevo già Padre Carollo per sentito dire, ma me ne ricordai il nome e lo cercai. Effettivamente quella notte non c’era posto nella casa, ma in un modo o nell’altro trovarono la maniera di ospitarmi.

Sento ancora adesso l’immensa gratitudine per quel gesto, ma col tempo mi resi conto che non fu un gesto isolato, riservato solo a me: era una maniera di essere, che dava vita ad un atteggiamento abituale riservato a tutti. La sua era un casa aperta alla gente, chiunque fosse il visitatore o il passante o l’ospite o l’amico. Vi assicuro che la sensazione di sentirsi a proprio agio pur essendo così lontani dalla propria famiglia è incredibilmente gratificante.

Nel tempo trascorso alla casa ebbi l’opportunità di conoscere persone di tutte le condizioni e con differenti modalità di vedere il mondo, e soprattutto di tutti i continenti. E condividendo la vita liberi interiormente, bastavano solo due giorni per creare legami di amicizia e di affetto con un cileno o un colombiano o un italiano.

Il teologo conclude dicendo che la chiesa è PAROLA di Dio, seminata da Gesù per stringere in un dialogo di amore e trasparenza tutti gli uomini. In essa ricevono e condividono parole di dignità e speranza del Regno. Ho cominciato a conoscere padre Carollo quando ho partecipato alla sua messa: lì la sua timidezza si trasformava in un torrente di espressività soprattutto quando si trattava di esteriorizzare un sentimento profondo che una lettura del Vangelo o un fatto concreto suscitava in lui.

Le preghiere vissute nella piccola cappella della casa, di mattina presto , davano a questi fatti e alla lettura della Parola di Dio un’unità e un significato che dava senso al giorno, al servizio che ci prestavamo a vivere con gioia a non compiere: tutto, alla luce della Parola diventata dono.

In queste tre parole PANE CASA e PAROLA sta la mia esperienza latinoamericana con Padre Carollo e in queste tre parole si riassume ciò che fu la chiesa originaria che sognò Gesù. Facciamo in modo che coloro che ci incontrano si sentano alimentati da questo pane, accolti in una casa, e sostenuti dalla Parola.

Per quella che è stata la mia esperienza, mi chiedo se sia questa la forma di costruire una chiesa nuova, viva, presente dove ci sia meno spazio per cattedrali e gerarchie e il cui obiettivo sia l’autentica fraternità degli uomini realizzata in pane, casa e Parola.

Carollo, come di solito faceva per provocare la nostra condivisione durante la preghiera mattutina avrebbe detto : “Y TU QUE DICES? ”( e tu cosa ne pensi?)

José Castilla
03 Maggio 2008
Carrè (VI), Italia.